Sta stampata in corpo sei sotto il timbro, e non la legge nessuno: El Certificado se invalida si tiene enmendaduras. Chi lavora dallo spagnolo peruviano se la ritrova un po' dappertutto, ma il caso che mi interessa qui è il certificado de estudios rilasciato da un'università, quello che finisce sul tavolo quando un professionista sanitario peruviano vuole esercitare in Italia e deve procurarsi la dichiarazione di valore. Venti secondi di traduzione dentro venti pagine di corsi, crediti e voti. In quei venti secondi però si prendono quattro decisioni, e la resa che circola di più ne sbaglia almeno due:

Il Certificato si invalida in presenza di correzioni/cancellature

Un verbo che in italiano non si riflette

Lo spagnolo amministrativo ha invalidarse pronominale con valore medio: il documento perde validità da sé, senza che nessuno lo dichiari. Costruzione ordinaria, per niente marcata.

L'italiano non ce l'ha. Invalidare è transitivo e vuole una causa o un agente espliciti: l'errore invalida la prova, la commissione ha invalidato il concorso. Invalidarsi affiora in qualche sentenza, ma nella modulistica amministrativa non compare mai. Il lettore italiano avverte che qualcosa non torna anche senza saper dire cosa, ed è proprio il tipo di segnale che in una traduzione giurata conviene non lasciarsi dietro.

Le alternative disponibili non sono equivalenti fra loro. Perde validità conserva il valore medio dell'originale. Non è valido è statico e prudente. È nullo è statico ma impegnativo, perché in italiano la nullità opera ipso iure mentre l'annullabilità richiede un atto: scrivere «è nullo» significa qualificare l'effetto giuridico, cosa che se invalida fa in modo assai più sfumato. Quando non si sa se l'ente ricevente dichiari la nullità o si limiti a respingere il documento, e di solito non si sa, non è valido costa meno.

Con un certificado de estudios universitario la questione si chiude ancora prima. L'ateneo che lo emette non dichiara nulla un bel niente: sta avvisando che, se il foglio gli torna davanti ritoccato, non lo riconoscerà come proprio. È un avvertimento amministrativo, non una comminatoria di nullità. Qui è nullo è una promozione indebita, e non è valido o perde validità dicono esattamente quello che l'originale dice, né più né meno.

Enmendaduras, e la barra che tradisce

Nell'uso peruviano enmendadura copre qualunque intervento materiale su ciò che è già scritto: sovrascritture, ritocchi, raschiature, correzioni vere e proprie. La traduzione ne pesca due iponimi, ci aggiunge la cancellazione (che l'originale non implica per forza) e lascia fuori abrasioni e sovrascritture.

Poi c'è la barra obliqua, che è una spia. Vuol dire che il traduttore non ha scelto e ha girato la decisione al lettore. In un testo stampato da un ente pubblico non ci sta, e in una asseverata risalta ancora di più, perché nell'originale non c'è niente che la giustifichi.

L'italiano una formula sua ce l'ha già, e si trova senza fatica sulla modulistica anagrafica: «abrasioni, cancellature o correzioni». Chi ha due centimetri di spazio in pagina se la cava con l'iperonimo alterazioni.

Una tentazione da disinnescare subito: enmendadura non ha niente a che vedere con emendamento, che in italiano vive fra il parlamento e la contrattualistica. Su un certificato di nascita fa saltare il registro all'istante.

Quello che invece funziona

In presenza di per si tiene è la scelta giusta, e va detto, visto che è l'unica delle quattro decisioni presa bene: elimina il soggetto ripetuto e asseconda la preferenza dell'italiano burocratico per le costruzioni nominali. In caso di, che presenti e recante fanno lo stesso lavoro.

Resta la maiuscola. El Certificado in spagnolo è autoreferenziale, indica questo documento e non un certificato qualsiasi. L'italiano ottiene il medesimo risultato con il presente certificato. La maiuscola isolata è una soluzione a metà strada, di sapore ispanico, che sulla modulistica italiana non si osserva.

Come lo scriverebbe un ufficio italiano

Per una giurata, dove l'aderenza formale pesa: Il presente certificato non è valido in caso di correzioni o cancellature. Per un uso corrente, senza vincoli di impaginazione: Il presente certificato è nullo in presenza di abrasioni, cancellature o correzioni. Con pochissimo spazio: Certificato nullo in caso di alterazioni.

Esiste anche la via prescrittiva, frequente sui documenti italiani: Non sono ammesse abrasioni, cancellature o correzioni. Suona bene, ma sposta il discorso dal piano dell'effetto (il certificato è nullo) a quello del divieto (non si deve fare). Su una asseverata io eviterei lo scambio. Su una traduzione per uso interno, perché no.

Sui testi paralleli accademici va detta una cosa, perché è qui che si sbaglia con le migliori intenzioni. I certificati rilasciati dalle università italiane portano quasi sempre la dicitura prevista dall'art. 40 del DPR 445/2000, quella secondo cui il certificato non può essere prodotto agli organi della Pubblica Amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi. Chi cerca «la formula che sta in fondo ai certificati italiani» finisce inevitabilmente lì. Ma non è l'equivalente della nostra frase: parla di utilizzabilità presso la PA, non di alterazioni materiali del foglio. Trapiantarla al posto della formula peruviana significa sostituire un avvertimento con un altro che dice tutt'altro.

Secondo inciampo, più insidioso. Molte formule italiane sulle alterazioni portano la qualifica non convalidate o non autenticate: le correzioni coperte da timbro restano ammissibili. L'originale peruviano quella qualifica non ce l'ha. Aggiungerla in traduzione vuol dire aprire una scappatoia che il testo di partenza non apre.

Prima di consegnare

Una domanda al committente resta, e conviene farla: se enmendaduras comprenda anche le aggiunte e i timbri apposti dopo l'emissione. Le università peruviane redigono ciascuna la propria formula, non esiste un modello unico, e capita di trovare sullo stesso certificato correzioni coperte dal visto della Secretaría General, cioè proprio il caso che la frase sembrerebbe escludere.

Per il resto conviene tenere presente chi legge. Un certificado de estudios non finisce in un cassetto: passa dal consolato che redige la dichiarazione di valore e poi dall'ufficio che istruisce il riconoscimento del titolo sanitario, quando non da un valutatore CIMEA. Sono lettori che quella riga a piè di pagina la guardano davvero, perché è lì che si decide se il documento è integro, e hanno il potere di rimandare indietro il fascicolo. La formula cristallizzata smette allora di essere una questione di stile.

Il resto si riduce a una regola sola, valida ben oltre questa frase. In una traduzione giurata la fedeltà riguarda il contenuto e gli effetti giuridici. La sintassi non c'entra, e un calco di per sé non garantisce niente.

L'obiezione che mi sento fare più spesso, quando lo dico a un collega, è che in asseverata bisogna restare letterali. Ma la somiglianza formale non è letteralità: si invalida riproduce la forma dello spagnolo senza riprodurne il funzionamento, visto che in italiano quella costruzione non veicola l'automatismo che veicola in spagnolo. Il criterio che uso è chiedermi se il lettore italiano ricava dal mio testo la stessa informazione che il lettore peruviano ricava dal suo. Quando la risposta è no, l'aderenza alla superficie non mi difende da niente, né davanti al cliente né davanti a chi il documento lo deve accettare.